Guati, guati pure

OT

Mi perdoni l’Off Topic

Ho letto il thread nel quale ha osato citare la Arendt*; parlare della scrittrice e saggista,la cui grave colpa è stata quelle di essere una ebrea antisionista, in presenza di fanatici filosionisti all’amatriciana, è come se parlasse di corde in casa dell’impiccato: il suo intervento ha scatenato i peggiori impulsi di alcuni personaggi in cerca di autore che popolano la blogosfera e che svolgono il ruolo di gridare ovunque acriticamente Israele Uber Alles .
Guai a coloro che osano mettere in dubbio il verbo sionista!

Non ragioni con i fanatici, non ne vale la pena.

Tra l’altro lei parla di razzismo e di destra con certi personaggi che non amano ascoltare simili ragionamenti; difatti, alcuni per giustificare le loro simpatie politiche verso Salvini e company, sono arrivati ad accusare personalità, blogger etc. che appartengono alla cosiddetta “cultura di sinistra” di essere loro i veri razzisti, non quelli che hanno simpatie per le politiche leghista.
Buffo, no? Ci sarebbe da ridere nel leggere simili scemenze che non hanno né capo né coda, non trova?

* Si scrive Hannah non Anna. Aveva ragione lei, non la titolare dell’altro blog….

Convinto che le sue opinioni meritino la visibilità che non ha voluto dare loro relegandole in un vecchio post su altro blog, pongo, in qualche modo, rimedio.

ps Gridare non è un ruolo

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84 thoughts on “Guati, guati pure

  1. Ma quando si parla di comunità blogger, come se fosse un ente importante e riconosciuto come se rappresentasse l’umanità intera, ecco, chi ne parla non si sente un po’ coglione?

  2. La ringrazio per aver copiato ed incollato arbitrariamente un mio commento, per correttezza le segnalo il thread e la risposta che ho ricevuto.

    Messaggere: La ringrazio, Jazztrain, ma io non credo che il blog di Rachel sia un covo di sionisti. Comunque, se lo fosse, sarei ancora più invogliato ad intervenire perché a mio avviso la cosa migliore è parlare con i diversi da sé. Su internet (senza l’accento: la rete) trovo infatti noiosissimi gli interventi come: “bellissimo!”, “hai proprio ragione…”, “che storia stupenda” e credo che, al di là di una facile solleticazione di vanità, non portino nulla, in quanto il dialogo dovrebbe costruirsi con tesi ed antitesi, mica con tesi e tesi.
    Dopo aver ringraziato Rachel per la sua garbata correzione sul cognome “Arendt”, ringrazio anche lei, Jazztrain: era Hannah e non Hanna. Devo proprio far qualcosa per i neuroni, porco boia: si comincia così e non si sa dove si finisce, anche perché non ce ne si accorge più.

    https://messaggere.wordpress.com/2015/10/12/incidenti/#comments

      1. Non pensavo che avrei ricevuto persino il rimbrotto morale da parte dal titolare di questo splendido blog per un commento il cui contenuto, sostanzialmente ironico e non volgare, non è mai apparso in questa sede.

        Ricapitoliamo:
        1) Senza alcun motivo, il titolare del presente blog si alza dal letto e, non sapendo cosa fare, copia ed incolla arbitrariamente un mio commento, scatenandomi addosso il branco;

        2) permette ad un “galantuomo”, che da anni non fa altro che gettarmi fango addosso solo per il gusto di farlo, di diffamarmi impunemente anche in questa pagina;

        3) permette ad un leccapiedi del galantuomo che per spirito di emulazione del titolare del blog (ed io che ci sto a fare, avrà pensato il leccapiedi), prima fa una battuta che il galantuomo all’inizio non comprende (non perché il galantuomo sia tardo di comprendonio, anzi costui è di una intelligenza assai sopraffina) , poi ancora non domo per la figuraccia, per farsi bello nei confronti del padrone, fa il delatore con lo scopo di consentire al suddetto galantuomo di scrivere le sue brillanti battute umoristiche

        Il gestore della presente pagina, che fa? Nulla, perché è sordo, cieco e muto; infatti, permette a costoro di scrivere commenti che potrebbero essere offensivi nei confronti di terzi.
        Improvvisamente, però, si risveglia dal torpore quando censura un mio innocente commento nel quale dimostravo che il suddetto galantuomo non è altri che un fariseo.

        Comportamento logico, razionale e soprattutto imparziale.
        Complimenti.

        JT

        1. Sig.Train, abbiamo letto con attenzione e anche compiacimento il suo parto notturno. Va abbastanza bene, ma lei deve sapere che “intelligenza assai sopraffina” non si può dire. Non si rafforza un superlativo, e “sopraffino” ne ha il valore. Sarebbe come dire “molto intelligentissimo”: lei sa che non si può dire, sebbene le sia estranea ogni vicinanza con l’intelligenza.
          Anche la frase “ancora non domo per la figuraccia“, che le deve essere sembrata così forbita, ha delle pecche, sia per la sclta dei termini (perché domo? lei doveva esprimere un concetto di soddisfazione, sazietà, al massimo stanchezza) sia per la scelta della preposizione “per”, decisamente sbagliata.
          Riprovi.
          Quanto al commento che le è stato cassato, ce ne dispiace. Se vuole, lo può mettere lì da noi. Ci interessa molto vederla a maneggiare l’ironia, materiale per lei radioattivo.

          1. Signor Erasmo, diceva Thelonious Monk che le regole musicali ( ed io aggiungo apposta quelle sintattiche) sono fatte per essere trasgredite, lei le rispetta in modo maniacale perché non vede al di la del suo naso ..

            In un contesto del genere, definire qualcuno di una intelligenza sopraffina ha del grottesco (il grottesco non fa parte della sua cosiddetta cultura umoristica, sempre se lei possiede tale cultura), è evidente a tutti che colui che è stato definito t…di una intelligenza sopraffina, è tutto, fuorché intelligente. Signor Erasmo deve imparare a interpretare il senso e il significato, non a fossilizzarsi sulle regolette… Logicus purus, asinus est dicevano coloro che polemizzavano con i dialettici medioevali.

            L’ancora non domo è una citazione di una vignetta di una spiritosissima vignetta di Vincino apparsa nel lontano 1981 in un giornale satirico che faceva scalpore a suoi tempi; mi riferisco al Male, giornale satirico fondato da Pino Zac.

          2. Vede, sig.Train, nessuno ha messo in dubbio che si possa usare l’espressione “ancora non domo” (mi creda sulla parola: qualcuno l’ha usata molto prima di Vincino). Si mette in dubbio, invece, che si possa usare a casaccio, come fa lei.
            Quanto all’annosa obiezione che lei trasgredirebbe volontariamente le regole, ovviamente vale la controobiezione che per farlo bisognerebbe prima conoscerle: e lei, chiaramente, non le conosce. Poi lei rincara la dose (un autorincaro) con la solita frasetta latina sul logicus purus. Ma lei, per mille prove, non conosce la logica: l’ultima prova è che introduce arbitrariamente la logica in un contesto di discussione nella quale non era stata richiamata.
            Quanto a “interpretare il senso e il significato”, io credo di averlo interpretato benissimo: lei lancia avvertimenti, che purtroppo le si ritorcono contro. La sua imperizia nella discussione è proverbiale.

  3. gridare ovunque acriticamente Israele Uber Alles
    Quello di appiccicare a Israele l’etichetta della Germania nazista è il più inconfondibile marchio di fabbrica degli antisemiti a tutto tondo, antisemiti a 360°, antisemiti dalla testa ai piedi, antisemiti fino alle budella, quelli che, se potessero, riaprirebbero le camere a gas e che in questo momento stanno facendo il tifo per gli sbudellatori di ebrei, così come un paio d’anni fa facevano il tifo per quelli che sgozzavano i neonati (ebrei) nella culla e una dozzina d’anni fa facevano il tifo per quelli che facevano saltare autobus bar ristoranti discoteche mercati con decine, se non centinaia, tra morti e feriti (ebrei) e brandelli di cervello spiaccicati su per i muri. Autentico distillato della più lurida e infame e schifosa feccia dell’umanità.

  4. Lo sport preferito del sig.Train è la delazione calunniosa. Funziona così: quando vede qualcuno che è tracciabile e ha una discussione con noi (vedo che devo estendere il “noi”) si reca, tutto trafelato, nel blog, account di twitter, profilo di facebook oppure (la cosa preferita) sull’account di email del malcapitato, per avvertirlo che ha a che fare con dei fascisti/leghisti/sionisti, o una libera composizione di questi epiteti. Perché preferisce la email? Perché così la delazione non viene scoperta nella sua natura calunniosa, e, soprattutto, pensa così di instaurare un nuovo sodalizio.
    Quanto l’interlocutore possa apprezzare queste intrusioni dipende, ovviamente, dall’interlocutore. Ogni tanto il sig.Train incontra qualcuno che è quasi sciroccato quanto lui, e nasce un sodalizio equino. Per qualche ragione, non sono mai, dicesi mai, donne.

          1. A me risulta che il signor Erasmo abbia tentato in privato di fare la corte a Galatea con pessimi risultati…
            Che fa, signor Erasmo, conferma o smentisce?

          2. Sig.Train, mi pareva di averle già risposto su questo tema. Fatto salvo che io la Signorina non l’ho mai incontrata, e che “fare la corte in privato” non incontrando l’altra persona può solo significare il tipo di rapporto a Lei più familiare, sig.Train: fatto salvo tutto questo, rimane da domandarsi perché Lei insista. E la risposta è che Lei sottintende che c’è un rapporto privilegiato tra Lei e la Signorina, nell’ambito del quale la Signorina le passerebbe, poco signorilmente, informazioni di questo tipo. Lei sembra non rendersi conto, sig.Train, che i casi sono due: o tutto questo è falso, e Lei ci fa la solita figura del cioccolattaio, oppure è vero, e allora lei sta facendo fare una brutta figura alla Signorina, oltre a fare lei la figura del delatore. Peraltro, la figura del delatore lei l’ha già fatta talmente tante volte che tutti, sia noi che Lei, ci abbiamo fatto il callo.

          3. Onestà intellettuale vuole che il sottoscritto dica pubblicamente di aver confuso Anni Ruggenti di Luigi Zampa con Anni Difficili girato dello stesso Zampa e sceneggiato dallo stesso Vitaliano Brancati. Il film è tratto da una novella dello stesso Brancati intitolata il Vecchio con gli stivali.

            In ogni caso, Anni Ruggenti pur non essendo stato scritto da lui risente profondamente dell’influenza brancatiana: perché sia in Anni difficili che in Anni ruggenti oggetto di satira è il fascismo.

        1. Io comunque non capisco una cosa: se il signor Jazztrain non crede a quello che dice Erasmo, questo è, con tutta evidenza, un problema suo, che riguarda unicamente lui e interessa unicamente a lui: perché dunque si immagina che debba essere un problema di Erasmo e che quest’ultimo se ne debba preoccupare?

      1. Signor Erasmo, crede veramente che io e Galatea trascorriamo amabilmente le nostre giornate parlando di lei e dei suoi degnissimi compari di merende?
        Quando capita di colloquiare, e non lo facciamo spesso, parliamo di tutto fuorché di voi. Il motivo è ovvio: non siete al centro delle nostre disquisizioni, vi consideriamo per quello che siete realmente: dei frustrati rancorosi buoni solo a parlare male del prossimo, altro non sapete fare.

        L’ unica cosa che mi ha detto in maniera del tutto colloquiale è stato che lei, presumibilmente di sua iniziativa, l’ha contattata in privato, per il resto mi è sembrato di capire dalle laconiche battute che ha fatto sul suo conto che non la tiene in alcuna considerazione. In sintesi, la snobba, come snobba i suoi compari di merende…

        Pertanto la domanda è spontanea: come mai l’ha contattata in privato? Voleva dimostrare ai suoi degnissimi compari di merende di essere un Don Giovanni?

        :-)

          1. Vedo. In effetti, lei aveva fatto un piacere al sig.Train non pubblicandolo.
            Risulta che per il sig.Train, quando qualcuno “contatta in privato” Galatea, ha intenzione di corteggiarla. Risulta anche che il fine del corteggiamento è farsi bello con gli amici della eventuale conquista. Poiché lo stesso sig.Train non perde occasione per ostentare i suoi “contatti privati” con Glatea, ne deriva che il sig.Train: 1) corteggia Galatea, e 2) non vede l’ora di tirarsela da Don Giovanni una volta che il corteggiamento sia andato a buon fine.
            Si tratta di retaggi di una cultura basata sulla repressione sessuale e sul mito dell’uomo conquistatore, ben dipinta da Vitaliano Brancati e da Pietro Germi. Il sig.Train ne è vittima, perché di quella cultura gli sono rimaste solo le frustrazioni. Il sig.Train non conquisterà proprio nessuna, e rimarrà a guardarsi l’ombelico, visto che più in giù non riesce a vedere.

          2. Vede, sig.Train, queste intimazioni a rispondere alle sue domande potrebbero sembrare arroganti. Ma noi sappiamo che sono solo difensive.Oltre a tutto, le ho già risposto, ma lei si guarda bene dal prendere in considerazione il merito della risposta.
            Brancati e Germi c’entrano, perché dipingono una cultura e una società di cui lei è permeato, e che salta fuori prepotentemente quando lei approccia l’argomento donna (e quando approccia le donne).

          3. Infatti non sono un arrogante, sono solo curioso di sapere cosa l’ha spinta ad agire così e perché evita come la pesta di parlarne; la mia opinione è che non ne ricava gloria dal farlo, molto meglio attribuire a me le sue frustrazioni.

            Le ricordo che le critica di Brancati era rivolte alla società del tempo e al fascismo, il gallismo brancatiano è una metafora. Pietro Germi, se si esclude lo straordinario film Divorzio all’Italiana satireggiava anche la grettezza della provincia veneta in Signore e Signori, provincia che dovrebbe conoscere bene perché certi personaggi sembrano che la rappresentino bene.

          4. Vede, sig.Train, lei continua a non prendere in considerazione le mie risposte, quando non le piacciono. La risposta al suo impertinente quesito l’ho data ieri alle 11,36, ed è qui sopra. Ricalca la risposta ad analoga domanda che le avevo dato in passato, e se vuole le tiro fuori.
            Brancati descriveva la società del tempo? Grazie della precisazione, ma non avevo mai pensato che descrivesse la società del 2015, non essendo autore di fantascienza. Il suo problema, sig.Train, è che lei è permeato di una cultura simile a quella (il fascismo non c’entra) e che anche Germi ha descritto bene in film come “Sedotta e abbandonata” e “Divorzio all’italiana”. Ha fatto anche “Signore e signori”? Certamente. Però non è sufficiente il fatto che io sia nato in Veneto per accostarmi a qualche personaggio di quel film. Motivi, sig.Train. Descriva. Siamo tutti ansiosi. Poi passeremo a un altro film scritto da Germi, e realizzato da Monicelli, dove c’è un uomo col basco.
            Già che c’è, spieghi cosa intende quando dice “sono solo curioso di sapere cosa l’ha spinta ad agire così”. Quale azione?

          5. Vede, Signor Erasmo, lei non risponde mai alle mie domande, lancia accuse demenziali, fa paragoni incongrui con personaggi nati dalla fantasia letteraria e cinematografica, e fa allusioni il cui significato è noto solo a lei e al massimo alla cerchia di quei poveretti che pendono dalle sue labbra e che si fanno facilmente abbindolare da lei.

            Vede, signor Erasmo, lei, ha costruito un personaggio fittizio che non ha alcun riscontro con la realtà e che secondo la sua fantasia malata dovrebbe rispecchiarmi (io credo che lei sia un bipolare; nella vita reale si comporta in un modo e nella vita virtuale in un altro, in sintesi, lei è sicuramente uno schizofrenico).

            Tra l’altro poiché cita Vitaliano Brancati in maniera impropria, (più volte ho dimostrato che lei, a causa della sua supponenza, ha dimostrato di avere una cultura superficiale in tutti i campi dello scibile) le spiego meglio alcuni concetti.

            Il gallismo e l’impotenza sessuale che sono i temi principali della letteratura brancatiana sono stati utilizzati come metafora del fascismo catanese degli anni 20 e 30. Poteva forse attaccare direttamente il fascismo? Forse, ma ne avrebbe pagato le conseguenze a caro prezzo.
            Con i fascisti non si scherzava, signor Erasmo, bastava poco per essere invisi.

            Per questo motivo le dico che la concezione che ha della letteratura di Brancati è cartolinesca, folkloristica perché ne ha dato una lettura superficiale.

          6. Eccellente esposizione, sig.Train. Tuttavia, lei sembra essere colpito solo da alcuni aspetti della trama dei romanzi, e non dal contesto socioculturale. E’ normale: quel contesto lei lo dà per scontato, come un pesce non nota l’acqua in cui nuota, perché è sempre vissuto nell’acqua. Lei, che un mammifero di terra, non nota nulla di particolare nell’aria che ha sempre respirato, che poi è quella che respirano i personaggi di Brancati. Coloro che la guardano, invece, notano. Eccome, se notano.

          7. Signor Erasmo, è lei che ha le idee leggermente confuse, non io.
            E’ il fascismo il vero contesto socioculturale dei libri di Brancati, la cornice è la Catania degli anni 20 e 30, la Catania conformista, borghese, annoiata i cui unici valori che poi erano i valori del fascismo, sono ispirati al gallismo e in particolare a quella del gallismo mussoliniano che fungeva, visto che le piace tanto questo termine, da archetipo….

            Forse lei non sa che Brancati in gioventù fu un entusiasta del fascismo, poi quando ne scoprì la vera natura, non solo ne rimase profondamente deluso, ma reagì al fascismo in maniera netta al punto da diventare uno dei più violenti oppositori e le sue opere maggiori devono essere lette in questo imprescindibile contesto socio-culturale.

            E’ lei che confonde l’ambito socio-culturale con la trama, non io, Signor Erasmo.

            Visto che lei cita con estremo rigore Pietro Germi e Mario Monicelli lo sa che Brancati tra i tanti film a cui partecipò i qualità di sceneggiatore c’è un film di Luigi Zampa intitolato Anni Ruggenti con Nino Manfredi?

            E sa di cosa parla Anni Ruggenti? Se non lo sa lo spiego io: di un funzionario romano che viene scambiatoo per un uomo del Duce in incognito che avrebbe ispezionato un Comune del meridione d’Italia….

          8. Il pensiero della donna donna, che non sia la propria, batte come il sangue nel cervello di tutti (…)
            Subito la spiaggia di Taormina o quella di Mondello riappare alla fantasia di questo uomo in pigiama, e nel mezzo del quadro una bella ungherese si scuote la sabbia di dosso con le mani di rosa,facendo sentire fin nelle ossa di colui che le sta accanto, il suono delle spalle, dei fianchi, dei ginocchi,dei piccoli piedi. La paziente moglie lo sa, e non è stato una sola volta che, rigirando per i capelli il capo del marito verso di sé, gli ha visto negli occhi imbambolati il pensiero della donna come il colore della paura negli occhi di un coniglio ancora caldo e palpitante per l’inutile corsa. La sera, dopo cena, egli va a rifugiarsi nel suo studio, ed ivi, spenta la lampada, rimane seduto per due ore, nel buio più fitto. Ma la moglie, dalla porta, getta bruscamente la domanda: “A che pensi?”, e il marito trasale facendo scricchiolare il tavolo pieno di libri. “A niente!” dice, mentre, come topi all’arrivo del gatto, per la sua mente scappano da tutte le parti ragazze seminude e donne desiderose.
            Perché le donne a Caloria, secondo quello che pensano gli uomini, sarebbero smaniose e desiderose. Non bastano la calma e la casta bontà della moglie a persuaderli del contrario (…) la moglie è una cosa e la donna è un’altra!

            Glielo assicuro, sig.Train: ho aperto a caso il libro, e ho passato la pagina allo scanner. (V.Brancati, I piaceri del discorrere sulla donna).
            Fascismo? neanche l’ombra. Ma lei, sig.Train, queste cose le sa benissimo. E non è mica vissuto nel ventennio.

          9. Senonché una mattina del 1930, il podestà lo chiamò nel suo gabinetto e gli disse: Io
            dovrei licenziarla perché lei non è iscritta al fascio!. Piscitello si fece pallidissimo,
            portò la testa indietro indietro e disse: Mamma!….
            Poi cadde a sedere su una sedia imbottita posta davanti al tavolo.
            Non faccia così, diamine!, continuò il podestà.
            Io devo eseguire, e nel modo più rigido, l’epurazione del personale, perché qui, sia
            detto fra noi, c’è molta gente bacata.
            Ma a lei, anche per riguardo a sua moglie, che è sarta della mia signora….
            Perché dice sarta?, supplicò Piscitello, in mezzo a sbadigli penosi Non le permetterei
            di fare la sarta.
            Qualche volta, aiuta le signore amiche!….
            Ah!, sbuffò il podestà.
            Insomma, lei farebbe bene a iscriversi nel fascio.
            Vuole un consiglio? Si iscriva in quello di Canicattì, ove il segretario politico è un mio
            cliente, e se io gli dico una parola, e lei dal canto suo gli fa capire… insomma si regoli
            lei… nonostante che le iscrizioni siano chiuse, troverà il modo di farla figurare come
            iscritto!.
            Io, disse Piscitello, non ho fatto mai politica!

            Il Vecchio con gli Stivali

          10. [per Dmitri] Potrei essere più discreto? Tutto quello che salta alla mente,quando si trattano questi argomenti col sig.Train, è stato lasciato implicito. Penso di avere raccolto l’esortazione “fate i bravi”.

          11. Scusi, sig.Train, ma lei ci è o ci fa? Io non ho mai detto che VB non abbia nominato il fascismo. Ho detto e ribadisco che ha ambientato i suoi romanzi e racconti in una zona d’Italia (la stessa dove è nato e cresciuto lei) nella quale, ben da prima del fascismo e per molto tempo dopo il fascismo, le faccende di sesso sono state vissute dalla parte maschile della popolazione in modo patologicamente morboso e altamente frustrante, e VB ne ha dato conto. Scusi, sig.Train, ma uno come lei si sarebbe masturbato barbaramente sotto qualunque regime politico.
            Ecco, mi ha costretto a contravvenire ai dettami del padrone di casa.

          12. Quindi, se ho ben capito, secondo la sua stravagante immaginazione io sarei un personaggio brancatiano, interessante teoria, peccato che non corrisponda al vero

            Credo invece che il vero frustrato sia lei e che lei sia il vero ossessionato dal sesso.

            Buona notte signor Erasmo, vada a casa a leggersi i suoi giornaletti pornografici e non si faccia scoprire da sua madre o da sua zia.

          1. Sig. Train, anch’io io mi son goduto la Sua perfetta interpretazione de “I tre giorni dell’allocco”. Non vorrei pensasse che non la filo più.

  5. Ah, dimenticavo: il signor messaggere aveva scritto Hanna Harendt, quindi aveva ragione la titolare dell’altro blog, e non lui (il treno riesce a dire puttanate anche nei minimi dettagli, dove non serve conoscenza della storia e della cronaca, ma solo di non essere analfabeti totali).

  6. Forse lei non sa che Brancati in gioventù fu un entusiasta del fascismo
    Mi fa venire in mente quella signora che considerava non kasher un determinato alimento. Quando le ho detto che rav Richetti lo considerava invece perfettamente kasher (per chi non lo conoscesse, rav Richetti, nato in Italia e sempre – tranne alcuni anni in Israele – vissuto in Italia, è stato per molti anni presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana, oltre che rabbino capo in varie città), ha risposto: “Ma forse rav Richetti non sa che in Italia…”. La signora, non so se sia un caso, era di un posto a meno di un centinaio di chilometri da Catania. Si vede che è l’aria.

      1. Certo che il filo logico seguito dal sig.Train è significativo:

        1. si parla dell’ambiente siculo orientale descritto da V.Brancati, e in particolare del rapporto con il sesso
        2. Il sig.Train dice che Brancati alludeva al fascismo, non potendone parlare espressamente
        3. Gli si obietta che un certo clima di repressione sessuale in Sicilia c’era anche prima del fascismo, e c’è stato anche dopo
        4.Il sig.Train spiega che Brancati era fascista, e che col fascismo non si scherzava
        5. Gli si mostra un brano di Brancati, dove si descrivono le ossessioni sessuali del maschio siculo
        6. Il sig.Train ribatte con un brano in cui si parla del fascismo
        7. qualcuno gli chiede se allora si poteva licenziare uno scaldasedie
        8. il sig.Train mette un link dove si spiega che un travet era costretto a iscriversi al PNF.

        Crediamo che sia un buon esempio di dialogo sbandante.

          1. Ma che domanda è, sig.Train? Qual è il suo scopo, a parte l’avvertimento, in perfetto stile sciroccale, che lei tiene un archivio di tutto quello che scrivo?

          2. Una domanda ovvia, signor erasmo: suo nonno era un impiegato statale perché lavorava alle poste del Regno.
            Ebbene, poiché negli anni 30 era obbligatoria l’iscrizione coatta per tutti gli impiegati statali dai Prof. universitari sino all’ultimo usciere al PNF pena l’esclusone dal lavoro*, volevo avere la sua conferma se anche lui fu costretto “ob torto collo” ad iscriversi perché se non l’avesse fatto avrebbe perso il posto di lavoro e non avrebbe potuto mantenere la sua famiglia.

            Nessuna mancanza di rispetto alla memoria di suo nonno Carlo, tanti italiani come lui subivano passivamente le angherie del regime fascista.

            * Signor Erasmo, conosce la storia dei 13 docenti professori universitari che si rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo e che furono cacciati via?

          3. Nel percorso che ho difficoltà a seguire, ma che ha certamente un filo conduttore, mi auguro che voglia prendere in considerazione lo spunto iniziale spiegando dov’è il merito nell’essere antisionisti o, al limite, il demerito nell’esserlo visto che associa il termine covo al blog di Rachel.

          4. Lei, sig.Train, si diffonde in modo prolisso per spiegare quello che era già chiaro. Quello che non è chiaro è per quale ragione mi domanda, qui e così, se mio nonno aveva la tessera del PNF. Si discuteva dei personaggi di Brancati e dell’ambiente nel quale sono inseriti, con particolare riferimento alla concezione della vita sessuale, e lei mi chiede se mio nonno era iscritto al PNF? Va bene che lei è famoso per il pensiero sbandante, ma si rende conto? Mio nonno, la tessera, i 13 “docenti professori universitari” (sic). Incredibile.

          5. Tutti gli impiegati statali, ma proprio tutti, dovevano avere la tessera del PNF se non volevano essere licenziati.
            Queste notizie il sig. Train deve averle da un coltissimo e umilissimo storico del Nord Sardegna.
            Io per me vorrei chiedere al sig. Train se gli risulta che gran parte degli indigeni della costa ionico etnea parlano e riparlano di figa, ma finisce tutto lì, e del resto la loro massima aspirazione è farci l’ispezione

          6. Breaking news!
            Se JT vuol passare dal pensiero sbandante a quello iban-dante, sappia che adesso sul “mercato delatorio” c’è anche l’indirizzo di casa di Erasmo.
            Inutile dire – ma anche no – che il valore generale dei dati sensibili del suddetto si è alzato parecchio, e non so se un solo salvadanaio potrà bastare.

          7. Signor Erasmo, forse ella non m’intende? La novella il Vecchio e gli Stivali di Vitaliano Brancati narra la storia di un impiegato comunale che per non perdere il posto di lavoro è costretto a prendere la tessera del PNF e lei che fa, devia il discorso parlando di scaldapoltrone.

            Tra l’altro Brancati, come ho provato inutilmente a spiegarle, credo a questo punto che leisia un grandissimo testone, è uno scrittore che ha utilizzato la satira di costume come metafora per criticare il fascismo; Don Giovanni in Sicilia, Il Bell’Antonio, Paolo il caldo, che sono i romanzi più famosi sono ambientati proprio durante il ventennio; ergo, la metafora del gallismo, della virilità e del suo rovescio della medaglia, ossia l’impotenza, sono a loro volta metafora del fascismo forte a parole (noi spezzeremo le reni alla Grecia) ma impotente nei fatti.
            Più o meno come lei ed i suoi compari di merende che fate i forti in internet mentre fuori siete delle mammolette.

            Le è chiaro il contesto, oppure no?

            Per fare un esempio: legga il Bell’Antonio, romanzo che parla di un giovane bellissimo che fa innamorare tutte le ragazze di Catania ma che è sessualmente impotente (nessuno è a conoscenza del fatto), si sposa con una bella ragazza, ma dopo qualche anno è costretto a annullare il matrimonio per colpa della sua impotenza che gli ha impedito di consumare il matrimonio.

            Alla fine del romanzo cade ingloriosamente il fascismo e il protagonista d’incanto ritrova la sua perduta virilità…

            se non è metafora questa, mi dica cos’è, signor Erasmo, pendo dalle sue labbra.

            :-D

          8. Il gallismo e l’impotenza sessuale che sono i temi principali della letteratura brancatiana sono stati utilizzati come metafora del fascismo catanese degli anni 20 e 30. Poteva forse attaccare direttamente il fascismo? Forse, ma ne avrebbe pagato le conseguenze a caro prezzo.
            Con i fascisti non si scherzava, signor Erasmo, bastava poco per essere invisi.

            Lei ha scritto queste cose l’altroieri, sig.Train. E’ stato criticato per avere sbandato. Allora torna alla carica, e per spiegare la metafora del fascismo (che VB non poteva attaccare, perché ” ne avrebbe pagato le conseguenze a caro prezzo”) cita il Bell’Antonio:
            Alla fine del romanzo cade ingloriosamente il fascismo e il protagonista d’incanto ritrova la sua perduta virilità…
            se non è metafora questa, mi dica cos’è, signor Erasmo, pendo dalle sue labbra
            “.
            Più che pendere dalle mie labbra, dovrebbe studiare la storia, sig.Train. Il Bell’Antonio è del 1949. Evidentemente, lei ignora che il fascismo era già caduto da diversi anni. Che paura poteva averne Brancati? Non è male come ignoranza, da parte di uno che insegna storia nei licei.

          9. Più che pendere dalle mie labbra, dovrebbe studiare la storia, sig.Train. Il Bell’Antonio è del 1949. Evidentemente, lei ignora che il fascismo era già caduto da diversi anni. Che paura poteva averne Brancati? Non è male come ignoranza, da parte di uno che insegna storia nei licei.

            Ma Signor Erasmo, lei cerca a tutti i costi il pelo nell’uovo?
            Non capisco per quale motivo deve fare con me il capzioso su particolari inutili; lo sa cosa mi ricorda? Mi ricorda tanto quegli esaminatori che hanno deciso a priori di bocciare un candidato cercando in tutti i modi di farlo cadere: è ovvio che nel 1949 a sei anni dalla caduta poteva parlare direttamente del fascismo, (tra l’altro la metafora impotenza=fascismo dovrebbe essere ancor più chiara nel Bell’Antonio), nel Don Giovanni in Sicilia scritto una decina di anni prima non poteva farlo se non voleva correre rischi.

          10. Sig.Train, lei lascia sempre un piccolo dubbio se ci sia o ci faccia. Però guardi che hanno capito tutti, eccetto forse lei. Lei prima dice che la metafora riguardante l’impotenza era coperta, perché Brancati non poteva attaccare apertamente il fascismo. Poi lei stesso ammette che il libro non è stato scritto durante il fascismo, ma lo definisce “un particolare inutile”.
            Creda a me, sig.Train: l’argomento da cui lei cerca di svicolare è la sua, di impotenza. Il clima nel quale lei è cresciuto è di repressione sessuale, che nei soggetti deboli genera impotenza. Non impotentia coeundi, e neppure impotentia generandi. Impotentia acchiappandi, ecco il suo problema.

          11. Questi sono attacchi personali che non meritano risposta alcuna, signor Erasmo.

            Se lei pensa di essere figo riempendosi la bocca in questo modo, vuol dire che è più stupido di quanto pensassi.
            Lei quando non ha argomenti ricorre sempre all’insulto personale perché non è capace di dialogare civilmente.

            Ora vada da sua madre e da sua zia che l’attendono e la coccolano come accadeva a Giovanni Percolla il protagonista di Don Giovanni in Sicilia.

          12. E’ un invito che lei mi ha già rivolto più sopra, sig.Train, condito in ambedue i casi della citazione di sue letture. Tre giorni fa, però, lei parlava di stampa pornografica.
            Il riferimento alla madre e alla zia ha, invece, un vago sapore di sfregio, che suppongo afferente al brodo culturale di cui abbiamo trattato.

          13. Una domanda, sig. Train: si dice davvero riempendosi, e non riempiendosi?

            Ah, ne ho un’altra: si dice ob / torto / collo? Lei che ha fatto il liceo e sa di latino, ci dica, si tratta di un ob + ablativo assoluto?

          1. Non faccia il furbo, sig. Train, che non le si addice.
            Consideri il mio e il suo iban come semplici indirizzi e l’onere come una qualunque missiva. Nel caso di una… spedizione, mi pare chiaro chi sarebbe il mittente, cioè in dante, e chi il destinatario.

          2. Dante Alighieri, o Alighiero, battezzato Durante di Alighiero degli Alighieri e anche noto con il solo nome Dante, della famiglia Alighieri, è stato un poeta, scrittore e politico italiano.

          3. Io non capisco perché il sig. Train se la prenda tanto. In fondo, com’è stato sottolineato dal sig. Myollnir di là da noi, se c’è uno che non corre il rischio di essere macchiato dall’onta suprema, quello è il sig. Train.
            Bisogna perdonare Brancati e Flaiano, se non si sono occupati di indigeni della costa ionico-etnea dalle unghie sporche, sciarpini ombelicale, berrettini incollati ai capelli che mai conobbero shampoo. Cotesti individui il fato volle immuni da cascami postfascisti.
            Quanto a Lei, ex collega Erasmo, crede forse che i mutamenti antropologici che la dittatura fascista provocò sulla costa ionico-etnea possano essere riassorbiti in pochi anni? Il raccontino di Flaiano è del ’56, il sig. Train è nato, ironia della sorte, nel ’69: troppo poco perché quella certa aria scompaia del tutto. Ma in compenso la natura benigna volle il sig. Train fosse esente dalla peggiore delle infamie che potevano – si badi, solo allora, durante il fascismo e qualche anno dopo – colpire un indigeno della costa ionico-etnea. Il sig. Train, a 21 settimane dal mezzo secolo, mai corse certi rischi. E che nessuno lo accusi di essere un lugubre don Giovanni Percolla.

via, sciò

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