*indossando un pigiama a righe

Questo post nasce come commento ad un post nel blog di Barbara, ma non potevo lasciar andare tutte queste parole, io che pubblico fotografie per usarne il meno possibile quindi, ecco qua:

Non entro nel merito di quanto accaduto in Israele perché non mi unisco alla schiera di quelli che stabiliscono cosa debbano fare o meno gli ebrei affinché lo Stato Ebraico venga considerato democratico, da dei comunisti (c’è una contraddizione, ma i comunisti non la possono trovare). 
Quello che desidero puntualizzare è il malinteso per il quale, gli ex (e non) comunisti, vengono considerati degli interlocutori: loro (quelli di sinistra) non contestano la prevaricazione, il privare qualcuno di diritti, l’aggredire o l’insultare.

No, loro, semplicemente, vogliono stabilire chi.

A Gaza c’è democrazia perché Hamas ha vinto le elezioni (anche Hitler le vinse), in Israele c’è l’apartheid perché il partito degli arabi (che siede in parlamento) non ha vinto le elezioni e gli ebrei non hanno votato come volevano Vattimo e Vendola*.

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12 thoughts on “*indossando un pigiama a righe

    1. Non trovo, personalmente, una blasfemia non considerare la democrazia un bene in sé, anche se, generalmente, nei paesi democratici si vive meglio… o forse dove si vive meglio ci si dà un ordinamento democratico, ma temo che non sia attinente.

    2. Al solito di imbattiamo in convenzioni imprecise.
      La “democrazia” storicamente significa che il potere è nelle mani della borghesia mercantile, in contrapposizione con la “aristocrazia”, cioè il potere nelle mani dei proprietari terrieri.

      Qui però non stiamo parlando di “democrazia” ma di “uguaglianza” o più precisamente di “equalizzazione”, cioè della idea che tutti gli esseri umani devono essere resi uguali abolendo le differenze.

      Lo Stato di Israele, in quanto Stato degli Ebrei, rappresenta la massima aberrazione rispetto alla idea della equalizzazione, in quanto si fonda sul Sionismo e quindi sulla affermazione di una differenza fondamentale, quella tra gli Ebrei e i non-Ebrei.

      Lo Stato di Israele deve cessare di esistere cosi come devono cessare di esistere gli Stati-Nazione europei, per lo stesso motivo e cioè che non è ammissibile distinguere un essere umano da un’altro. Non solo sulla base della cittadinanza di un certo Stato ma su qualsiasi base, etnica, religiosa, di preferenze sessuali, di militanza politica, di censo, di peso, altezza, colore dei capelli, eccetera. QUALSIASI differenza.

      Da cui la domanda non è se si viva meglio in “democrazia”, la domanda è se si vive meglio in un mondo dove vengono abolite le differenze.

  1. Dmitri, il mio commento descrve quello che sta succedendo in tutto il mondo ad opera in primis della cosiddetta “sinistra” ed in subordine ad opera dei cosiddetti “intellettuali” che sono massimamente colonizzati dalla cosiddetta “sinistra”.

    Non è la mia opinione, io la penso esattamente al contrario. Non solo per me è giusto che gli Ebrei abbiano la loro Nazione ma sarebbe giusto che ce l’avessi anche io. Ma Vendola e compagni la stanno togliendo a me e quindi la vogliono togliere, per lo stesso motivo, anche agli Ebrei.

    Mettiamola cosi, il “diritto” di avere una Patria viene meno a causa del fatto che la “sinistra” esiste in funzione del “diritto di tutti a tutto”. Se “tutti” hanno diritto a “tutto” allora un Eskimese ha diritto di vivere in Israele e un Israeliano ha diritto di vivere in Groenlandia. Senza chiedere permesso a nessuno, perché Israele e la Groenlandia sono di “tutti”.

    Certo, ci sono dei simpatici corollari. Uno di questi corollari del “diritto di tutti a tutto” è che diventa difficile mettere un limite tra dove inizia/finisce il singolo essere umano e dove inziia/finisce un altro essere umano o il “tutti”. CIoè in altre parole, casa mia è di tutti? E il mio culo è di tutti?

    Tradizionalmente la “sinistra” subordina qualsiasi cosa “individuale” a qualsiasi cosa “sociale”. Quindi “tutti” hanno diritto a “tutto” ma nessuno ha diritto a qualcosa.

  2. Insisto comunque con la domanda se sia viva meglio con le differenze tra un essere umano e un altro oppure se si viva meglio abolendo queste differenze.

    Attenzione: non se si viva meglio creando le differenze o rimuovendo le differenze FISICAMENTE ma se si viva meglio affermandole o negandole solo in via di principio.

    1. Ascolta qui, leggi tra le righe. Una volta capito che psicologia c’è dietro, tutto il resto viene di conseguenza:

        1. Da sempre gli islamici usano i sinistri per abbattere il potere che li ostacola e, una volta fatto fuori il nemico principale, fanno fuori i sinistri.
          Questi ultimi, come i devoti di ogni religione, si rifiutano di osservare questa realta’.

          1. Non c’è nessun potere che li ostacola, tranne il mare e le distanze geografiche. Comunque, ancora, qui non si tratta di “islamici”, si tratta di sostituire il “mondo-di-prima” con il “mondo nuovo” dove Vendola finalmente non si senta più “diverso” perché il concetto di “diversità” sarà abolito.

            Rispetto alla demenzialità di popolare l’Italia di Africani, o la demenzialità di pensare che uno muore di fame nella sua capanna ma ha le risorse per attraversare continenti e mari per venire qui e noi non dobbiamo dare i mezzi di sussistenza a chi ha fame ma agevolare l’integrazione di chi ci invade, la demenzialità di abolire il concetto di “diversità” è di un altro ordine di grandezza. Infatti una delle prime cose che imparano i bambini è che i maschietti hanno il pisello come il papà e le femminucce hanno la patatina come la mamma. Lo imparano semplicemente osservando il mondo.

  3. In nome del principio di uguaglianza e dell’abolizione delle differenze, se io sono alta un metro e trenta ho il diritto di pretendere di essere inserita nella nazionale di pallacanestro?

via, sciò

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